Estratto offerta qualitativa

Creare un’offerta turistica territoriale è di per se stessa un’attività complessa, sia in ragione della pluralità di attori coinvolti, pubblici e privati, sia riguardo alla differente, composita natura degli interessi e delle finalità perseguite dagli stessi stakeholders. A fronte infatti della percezione unitaria che il turista può avere di un dato territorio, gli elementi che entrano in gioco nel processo produttivo, i nessi intersettoriali, i vantaggi comparati, le relazioni operative sono talmente articolate (quando non apertamente confliggenti) che la governance in questo specifico ambito risulta sempre ardua. Essa infatti non può risolversi in un mero esercizio associativo di enti, soggetti, interessi, dovendo semmai tradursi in una politica di sviluppo locale. In parallelo alla necessità di fare filiera e di fare economia producendo profitti, esiste il problema della comunicazione dell’offerta. Non basta ’vendere’ luoghi, prodotti e servizi, bisogna saper creare esperienze relazionali basate sullo scambio comunicativo.

Qualsiasi serio studio sulle nuove tendenze del turismo non può trascurare l’evoluzione che la domanda turistica sta vivendo. Nell’epoca dell’informazione e della conoscenza, plasmate entrambe dai nuovi mezzi di comunicazione sul web, mediate dalle tecnologie info-telematiche, il turista cerca espressioni identitarie di un luogo e gratificazioni in termini di autenticità, significatività e suggestione. Egli cerca esperienze che, grazie al viaggiare, possa annoverare tra gli eventi della vita. La sola promozione commerciale non gli è più sufficiente. Né gli basta soddisfare bisogni di recupero psicofisico o di svago. Attualmente la pratica del turismo è definita un consumo di esperienze commercializzate e non l’accesso tout court a servizi di trasporto, ricettivi e d’intrattenimento. La sfida dunque non è semplice. Coniugare esigenze di sviluppo economico con la sostenibilità e responsabilità ambientale, nel contempo posizionarsi sul mercato globale come una destinazione competitiva (con buoni prezzi e ottimi servizi) e oltre a ciò affascinare il turista convincendolo che il luogo in cui soggiorna aspettava a braccia aperte solo e proprio lui, non è affare alla portata di tutti. E pertanto molte destinazioni classiche tramontano schiacciate dal peso di dover generare, per sopravvivere e rinnovarsi, benefici sociali, ambientali, culturali e valoriali insieme. Una positiva interazione tra attività turistica, comunità locale e viaggiatori figura sui documenti dell’UNWTO, assai meno nella realtà.

A questo riguardo è interessante notare come la Sardegna appaia troppo spesso paga del capitale emozionale che si è via via accumulato nell’ultimo quarantennio: essa è troppo bella, troppo accattivante, troppo di moda per non essere una meta desiderata, per non vendersi da sé, ma la realtà stringente dei numeri parla un altro linguaggio. Neppure la più indulgente statistica istituzionale può velare questo fenomeno. La Sardegna perde consensi. La sua rendita di posizione derivante dal patrimonio ambientale davvero straordinario si erode, le sue attrattive subiscono lo smacco di un’organizzazione sia centrale che locale deficitaria, di servizi mediocri, a bassa specializzazione, non al passo con le esigenze di un fruitore sempre più evoluto e smaliziato. Connotata sulla base di significati stratificati nell’immaginario turistico collettivo (il selvaggio da una parte e al polo opposto l’elitario) la Sardegna oggi soffre dello scadimento a formula retorica del suo format promozionale, sempre più vuoto di contenuti aggiornati e di prestazioni effettive. Di fronte all’attuale dilemma posto dalla necessità di superare il dualismo tra gli spazi della conservazione ambientale e la valorizzazione culturale e gli spazi dell’economia e del bussines, essa non sa esprimersi compiutamente e difetta di prospettiva. Qualcuno tra gli operatori del settore, tra gli amministratori e gli esperti, inizia a prenderne atto, molti no. A nostro modesto avviso urge una seria analisi dell’immagine percepita della destinazione Sardegna e una valutazione approfondita della sua competitività rispetto alla concorrenza.

Anche Budoni, da diversi decenni, ha affidato al turismo il compito di driver dello sviluppo e dell’integrazione socio-economica. Tale orientamento verso il turismo è percettibile e diffuso, tuttavia esso raggiunge la soglia della specializzazione solo in pochi casi e mostra i limiti di una impostazione strategica incerta nel suo evolversi e scarsamente sistemica. Non si può affermare che le coerenze territoriali, la specificità di Budoni sia stata tradotta in mercato turistico di pregio, nel senso che la brevità e la concentrazione temporale dei consumi turistici compromette in misura crescente sia la sostenibilità che la reddittività. Rimandiamo in proposito alla scheda sul contesto locale.

Ebbene, il nostro modello s’ispira a principi di integrazione e di cooperazione non astratti, non precostituiti, ma desunti dalla peculiarità di un dato contesto e alimentati da intenti di organizzazione dal basso forti di strumenti operativi originali. In sintesi, noi crediamo che si possano innescare processi positivi e fattori di miglioramento nella governance territoriale tali da creare attrattività e competitività, attraverso la qualità e l’innovazione.


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